Campagna di boicottaggio Coca-Cola

da Carta


LE BOLLICINE DI VELTRONI - PROMESSE AL VENTO

Autore: Stefania Persico
Testata: Carta
Data: 15 Giugno 2006
Articolo originale: http://www.carta.org/campagne/diritti/nococa/060615Persico.htm 

"I lavoratori colombiani ad oggi, non hanno ancora incontrato né orecchie disposte ad ascoltare, né occhi disposti a vedere. La loro soddisfazione per la promessa d'aiuto da parte di alcune amministrazioni italiane, specie romane, si è trasformata in delusione" sono le parole dell'appello contro la Coca cola promosso da Reboc (rete boicottaggio Coca cola) che è stato consegnato a Walter Veltroni, all'inizio del suo secondo mandato di sindaco di Roma.

Proprio dalla capitale è partita nel novembre 2005, in occasione del passaggio della fiaccola Olimpica di Torino, un'azione di protesta contro la multinazionale di Atlanta sponsor delle olimpiadi. A promuoverla, i presidenti del municipio XI Massimiliano Smeriglio [ora deputato Prc] e Sandro Medici del X, già impegnati dal 2004 in campagne di boicottaggio della Compagnia. "La Coca cola e quello che rappresenta, in termini di violazione dei diritti umani, non è compatibile con i valori cui le Olimpiadi di Torino dicono di ispirarsi" si legge nella lettera indirizzata da Reboc al Toroc (comitato passaggio fiamma olimpica). Dichiarazione cui hanno fatto seguito le parole dell'ex presidente Smeriglio "Vorremmo che il passaggio del tedoforo nelle nostre strade fosse accompagnato dalle bandiere arcobaleno e che rinunciasse alle cattive Compagnie". A mettere d'accordo amministrazioni e multinazionali è stato l'intervento del sindaco di Roma: i municipi non avrebbero ostacolato il passaggio della fiaccola, dal suo canto però la Coca cola company avrebbe dovuto provvedere a consentire che entro marzo 2006 una commissione d'inchiesta indipendente composta da rappresentanti italiani delle istituzioni, dei sindacati e della società civile, visitasse gli stabilimenti degli imbottigliatori colombiani per verificare il rispetto dei diritti umani, sindacali, sociali e ambientali, anche a seguito delle denunce presentate dal sindacato Sinaltrainal (Sindacato Nazionale Lavoratori Industrie Alimentari).

La multinazionale delle bollicine ha disatteso i patti e, anzi, pochi giorni prima della fine di marzo, ha dichiarato, come da comunicato diffuso da Reboc, "Mai parlato di inchiesta, ispezione o commissione. L'accordo firmato a novembre era esplicito: acconsentiamo alla visita di una delegazione interistituzionale negli stabilimenti dell'imbottigliatore colombiano. Come e quando lo decideremo con Veltroni".
Non c'è stata alcuna ispezione. Ad aprile, a sette giorni dall'avvenuta scadenza dell'accordo, Reboc, ha ripreso energicamente le contestazioni, la prima a Londra in occasione del tour della Coppa del mondo sponsorizzata anch'essa dalla bevanda e avverte di azioni di contestazione in programma anche in Germania durante lo svolgersi dei mondiali di calcio. Oltre all'amarezza per il disinteresse, prevedibile, della multinazionale, la rete di boicottaggio esterna la delusione "per il silenzio del comune di Roma che si era posto come garante dell'iniziativa". Per questo la petizione. Per chiedere giustizia per i familiari degli otto sindacalisti della Sinaltrainal uccisi, e per fermare una pratica antisindacale che, secondo quanto diffuso di recente da un rapporto della Ong War on want, non si limita a un'azione circoscritta alla Colombia, ma è una vera e propria strategia d'impresa estesa a paesi quali: Pakistan, Turchia, Russia, Cile, Perù, Guatemala e Nicaragua. A quest'elenco si aggiunge il ben noto caso dell'India dove Coca cola è accusata di aver determinato nello stato di Kedrala una crisi idrica che ha abbassato la falda acquifera da 45 a 150 metri, per produrre la sua bevanda.
 
In merito alle violenze denunciate in Colombia, è in corso presso la Corte federale di Miami il processo nel quale la multinazionale e gruppi paramilitari a essa legati, dovranno rispondere di decine di casi di sequestri, della morte di otto persone, di 179 gravi violazioni dei diritti umani e di salari al di sotto dei minimi legali per il 94% dei lavoratori assunti con contratti precari. Dal canto suo, la compagnia, nonostante detenga il 39,6% del capitale azionario delle imbottigliatrici e il 46% delle azioni con diritto di voto, cerca di ridimensionare, per quanto può, l'entità delle sue responsabilità. Ma l'unica commissione che sia riuscita a recarsi negli stabilimenti, quella guidata dal consigliere comunale di New York Hiram Monserat nel 2004, ha confermato pienamente le accuse del sindacato. 

 
 

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