Zingari a Firenze: il caso dell'ex ospedale Banti
 

Sono trascorsi ormai alcuni mesi dalla “pace nel Kossovo” imposta dai ministri della guerra dei paesi della NATO, che, prima, hanno esposto l’intera popolazione albanese-kossovara alla rappresaglia nazionalistica serba, poi hanno perseguito la distruzione totale delle infrastrutture di quei territori, la contaminazione ambientale a base di radioattività, dopo, hanno lasciato campo libero alla vendetta organizzata dell’odio etnico questa volta sulle popolazioni serbe e rom. Schegge di queste deflagrazioni però si riversano quotidianamente sulle nostre spiagge in forma di rifugiati e profughi di guerra che continuano ad essere appellati “clandestini” e per i quali non solo non esiste un futuro certo, ma neanche una parvenza di presente che si meriti l’appellativo di “possibile”. E’ di questi giorni l’ennesima risoluzione municipale di Firenze che, sotto la costante e influente pressione del ceto commerciale cittadino, si ripropone di ripulire la città eliminando i campi Rom, Evidentemente anche a Firenze, in merito alla prima accoglienza per migranti, si opta per i più “sicuri” carceri-lager costituiti dai Centri di Detenzione Temporanea. Quello che segue è il resoconto dell’odissea di 120 rifugiati Rom kossovari, scacciati prima dei bombardamenti Il Comune di Firenze non ha saputo far meglio che espellerli dopo qualche mese. Sono arrivati a Firenze alla fine di mese di giugno. La Prefettura ha aperto per loro un centro di prima accoglienza nell’ex-ospedale “Banti” (sulla via Bolognese, una decina di kilometri dopo il cimitero di Trespiano - che scherzo del destino!). Sono in 120 e sono tutti Rom del Kosovo. Si dichiarano dalla parte serba, per questo sono stati cacciati dalle loro case nel momento in cui l’UCK ha acquisito più forza, ma il fatto che non abbiano nemmeno provato a cercare il posto per vivere in Serbia, fa capire che anche i serbi non si sarebbero comportati meglio con loro. Provengono dalle città kosovare diventate tristemente famose durante questa guerra: Pristina, Mitrovica, Kosovo Polje. Hanno raggiunto la frontiera montenegrina chi con la macchina, chi a piedi e da lì, pagando (mediamente) 2000 marchi tedeschi a testa (circa 2 milioni di lire italiane), hanno attraversato l’Adriatico con le barche o con i gommoni. Sono stati accolti dalle forze dell’ordine italiane vicino a Foggia o ancora più al sud della Puglia. E dicono che i “carabigneri” sono stati gentili, che hanno portato l’acqua e il latte per i bambini. Hanno detto di avere parenti a Firenze e li hanno lasciati venire in Toscana. La maggior parte di loro hanno viaggiato da soli - N.B. qualcuno, con otto membri della famiglia, da Foggia a Firenze ha impiegato tre giorni. I campi nomadi a Firenze (Olmatello e Poderaccio) sono strapieni e lì non potevano stare con i loro parenti. Il Comune di Firenze cerca di diminuire il numero delle persone che ci vivono, fino al punto di poter chiudere uno dei due campi. E allora si apre al “Banti” il centro di prima accoglienza di cui si occupa un gruppo di militari della Croce Rossa e una assistente sociale, alla quale è stata affiancata una interprete. I Rom diffidano dai militari (perché ormai diffidano da qualsiasi divisa, anche di quella innocua del Corpo militare della Croce Rossa). Gli sono stati promessi posti di lavoro, case e l’inserimento dei loro bambini nelle scuole italiane. Chi ha promesso queste cose o ci credeva davvero (povero illuso!) o li voleva tener buoni. Comunque, dopo 4 mesi al “Banti” i Rom si sono trovati con i permessi di soggiorno in scadenza il 31 dicembre 1999 - solo ora è stato spiegato che il governo italiano ha promesso “la protezione temporanea” alla gente scappata dalla guerra. E solo ora hanno saputo che questa “protezione temporanea” è garantita solamente fino alla fine dell’anno. E per questo sono impauriti a morte - temono che saranno riportati (con le buone o con le cattive) in Kosovo. E sono pronti a qualsiasi cosa pur di scampare un destino del genere. All’inizio del mese di Ottobre progettavano uno sciopero della fame collettivo. In questo momento è stata chiamata la cooperativa sociale “Gaetano Barberi” di Firenze per occuparsi almeno dei bambini, fare i corsi d’italiano in modo che un domani siano preparati - almeno minimamente - per frequentare le scuole italiane. I rom sono disperati, increduli, arrabbiati. Nulla di tutto quello che era stato promesso si è realizzato. Ormai hanno capito che si devono arrangiare da soli. La maggioranza va a chiedere l’elemosina portando i bambini più piccini con se. Gli uomini cercano lavoro, ma non riescono a trovarlo. Su loro 120 (16 nuclei familiari) solo cinque persone hanno trovato lavoro, però l’hanno trovato da soli, senza l’aiuto di nessuna struttura pubblica. La problematica zingara è una di quelle problematiche sulle quali è difficile farsi un’opinione alla svelta. Ufficialmente detta l’etnia rom - gli zingari come sono chiamati di solito - sono quelli un po’ scuri, con la musica bellissima che ascoltiamo nel film di Kusturica; sono quelli con quei bambini bellissimi che imparano a ballare prima ancora di camminare; sono le vecchie zingare che leggono il destino dalla mano, ma sono anche quelli che rubano i portafogli ai turisti nella Stazione S.M.N. e Piazza Duomo, sono quelli noiosi che chiedono elemosine e che, spesso, non mandano i bambini a scuola e passano la vita nei campi nomadi vivendo di faccende poco chiare, mezze legali e mezze illegali, e poi sono sporchi e pieni di pidocchi. E come si fa? Abbiamo pianto negli ultimi mesi guardando i fiumi umani degli albanesi che scappavano senza niente davanti alla polizia di Milosevic e alle formazioni paramilitari, e abbiamo pianto per i poveri cittadini della Serbia sotto le bombe della NATO. La vera tragedia e i veri profughi paradossalmente sono quelli che vediamo alla TV. Qua sono arrivati loro - gli zingari. E infatti sono gli stessi che guardavamo alla TV, solamente che noi ci aspettavamo qualcos’ altro: “vere” vittime della NATO, o “vere” vittime della pulizia etnica.