PALESTINA, PALESTINESI

Per Palestina si intende, nell'uso corrente, quella regione del Medio Oriente i cui confini naturali sono il Mediterraneo a occidente, il fiume Giordano a oriente, le diramazioni meridionali dei monti del Libano e dell’ Antilibano a nord, il deserto del Sinai e il Golfo di Akaba a sud. In passato, e in particolare nei quattro secoli in cui era soggetta, insieme con la Siria e con il Libano, all’impero Ottomano, tale regione era amministrata come parte di un insieme più vasto e il termine Palestina includeva anche i territori a est del Giordano. Fu la Gran Bretagna, succeduta alla Turchia come potenza amministratrice, dopo la sconfitta di quest’ultima nella prima guerra mondiale, a porre quei territori sotto l’autorità di un emirato,divenuto poi regno con il nome di Transgiordania, mantenendo invece la regione al di qua del fiume, più sviluppata, con Gerusalemme e altre città ricche di storia, sotto la propria amministrazione diretta. La Palestina così definita si estendeva su 26.323 chilometri quadrati (poco più della superficie del Piemonte) e nel 1922, quando il mandato britannico entrò in vigore, contava 757.182 abitanti: 663.000 arabi (di cui 73.014 cristiani) e 83.794 ebrei. Come tutti i popoli che sono stati soggetti alla dorninazione coloniale, i palestinesi aspiravano all'autodeterminazione e all'indipendenza politica sulla loro terra. Ma questa aspirazione, sorretta da un diritto legittimo e inalienabile, si sarebbe drammaticamente scontrata, nei successivi decenni, con il programma di un movimento politico (v. SIONISMO, EBREI), sorto in Europa con l’obiettivo di fondare in Palestina uno Stato ebraico, e con gli impegni, in parte incorporati nel mandato, che la Gran Bretagna si era assunta nei confronti di tale movimento; soprattutto quello di consentire una consistente immigrazione ebraica, suscettibile di modificare a vantaggio dei sionisti gli equilibri demografici esistenti.
Impotenti ad arginare successive ondate di immigranti, battuti politicamente nel tentativo di difendere la pienezza del loro diritto, allorché, nel 1947, il problema dell'autodeterminazione si pose concretamente all'Assemblea generale dell'Onu e questa si pronunciò a maggioranza per la spartizione del paese e la creazione di due Stati per le due comunità; i palestinesi sarebbero usciti perdenti, l'anno dopo, anche da uno scontro militare tra il neonato Stato di Israele e un alleanza di Stati arabi, scesi in guerra per sostenerli.
La maggior parte di loro fu allora espulsa con la forza anche dai territori che l'Onu aveva destinato allo Stato Palestinese (v. SPARTIZIONE, ESODO e PROFUGHI, CAMPI).
Nel giugno del '67, un nuovo conflitto militare (v. GUERRA DEI SEI GIORNI) consentì a Israele di assumere il controllo dell'intero territorio della Palestina mandataria e di rivendicare con varie, unilaterali argomentazioni la sovranità su di esso.
I palestinesi sono oggi più di cinque milioni. Un esigua minoranza – settecentomila circa – vivono in Israele come cittadini di seconda classe (v. ARABI ISRAELIANI). Circa un milionesettecentomila vivono nei territori occupati (v. GERUSALEMME, CISGIORDANIA e STRISCIA DI GAZA).
Un milione e duecentomila vivono in Giordania (ex Transgiordania), settecentomila di loro come profughi (oltre duecentomila nei campi).
Il resto sono profughi in Siria, nel Libano, o dispersi in una diaspora negli altri paesi arabi e nel mondo.
Il prepotente ritorno del problema palestinese sulla scena mondiale, sollecitato dalle vicende, l’avvento di una leadership autonoma rispetto agli stati arabi ( v. OLP) e l’insurrezione nei territori occupati, (v. INTIFADA ) hanno consolidato i loro sentimenti di solidarietà, coinvolgendo la comunità nel suo insieme in un moto di rivolta generale.
Sul territorio della Palestina esistono oggi, come si è visto, uno Stato ebraico, di cui la comunità internazionale e l’OLP stesso riconoscono la realtà, e due territori - la Cisgiordania e la striscia di Gaza - che facevano parte dell’aria destinata dall’ONU nel 1947 allo Stato Palestinese e che Israele comunque, anche dopo gli accordi di Oslo continua ad occupare illegalmente.
In questo momento la situazione palestinese è molto confusa e difficile, dopo gli accordi di Oslo del 1993,e quella falsa autonomia concessa all'OLP di Arafat non ha portato sicuramente ne la pace, ne la stabilizzazione di questa regione.
Rimandiamo comunque questo discorso ad analisi piu' approfondite (v. Chomsky )